Benfatto!

Benfatto!

Continuano i laboratori BO, un vero e proprio antidoto allo scoraggiamento che serpeggia tra molti a causa del Covid.

Ci piace aprire questo nuovo anno con Luisa Lanari che racconta cosa ha realizzato nel mese di dicembre con i nostri Ragazzi!

” Insieme ai ragazzi del Progetto BO, abbiamo letto ad alta voce l’albo illustrato: “I cinque malfatti”, di Beatrice Alemagna.
I cinque malfatti sono dei “cosi” strani: uno è bucato sulla pancia, il secondo piegato in due, il terzo molle e sempre stanco, il quarto capovolto e il quinto un ammasso di stranezze. Ma vivono felici nella loro casa sbilenca. Un giorno, arriva un tipo straordinario, perfetto che sconvolge la quiete dei malfatti e comincia a fare strane domande circa la loro condizione, a proporre soluzioni, idee, progetti e additando i malfatti di inutilità. Ognuno di loro, però, risponde che il proprio difetto serve a qualcosa: a far passare la rabbia, a conservare i ricordi, a vedere cose che gli altri non vedono, a far festa quando riesce qualcosa, anche di piccolo. Così, consapevoli delle loro debolezze che diventano punti di forza, i malfatti si fanno gruppo e il perfetto resta da solo.
Questa, molto in breve, la trama narrativa del racconto ma, senza il supporto delle illustrazioni, non è possibile cogliere la dolcezza racchiusa nella sensibilissima storia che ruota attorno ai malfatti. È affrontato, in maniera delicato, il tema delle etichette: ogni malfatto rappresenta una categoria sociale ma, al contempo, nessuna in particolare. Sono una varietà nella loro strana diversità. Lo stesso perfetto è uno stereotipo, peraltro traguardo irraggiungibile.

Per queste ragioni, dopo la lettura, ogni componente del gruppo è stato stimolato a identificarsi in uno o più malfatti e a evidenziare il proprio difetto, come punto di debolezza che diventa forza da donare al gruppo. Ogni fragilità personale può diventare un punto di forza per l’empowerment del singolo nella propria individualità e, quindi, nella pluralità: l’identificazione dei singoli partecipanti in uno o più malfatti consente la scoperta di sé, dei propri difetti da trasformare in potenzialità.

In uno step ulteriore, il gruppo nella sua interezza ha ritrovato la propria “identità nella gruppalità”. Armati di forbici, colla, nastri multicolore (e altri materiali) e tanta creatività abbiamo realizzato la “narrazione” del gruppo: un cartellone/collage in cui sono stati rappresentati i punti di forza del nostro contesto aggregativo:

  • capelli colorati come i nostri pensieri: profondi e allo stesso tempo divertenti;
  • un occhio bucato che guarda dentro e fuori di sé ed è aperto verso tutti;
  • un sorriso di alluminio che riflette e spande la sua allegria tutt’intorno;
  • una mano con un fiore e un “welcome”, come simbolo di accoglienza e disponibilità verso tutti;
  • l’altra mano con un elastico, che indica la non costante assiduità agli incontri e il numero dei partecipanti sempre incerto… ma la bellezza del “comunque ritrovarsi”;
  • il naso a cuore, sensibile agli altri;
  • all’interno: tutte le nostre firme, a suggello della più intima appartenenza al gruppo.

Nell’incontro-brindisi prima di Natale, in quella che speriamo sia presto la sede definitiva degli appuntamenti BO, abbiamo presentato il nostro cartellone ai soci e all’associazione VI.VA. tutta: è stato il miglior augurio reciproco per le feste, il nostro antidoto anti-covid e la conferma che l’essere gruppo trasforma il nostro malfatto, imperfetto e strampalato, in un BENFATTO! “

             

credits: le illustrazioni sono tratte dal libro I cinque malfatti di Beatrice Alemagna
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